I love Japan

20 Luglio 2020

Chi mi conosce sa del mio incondizionato amore per il Giappone, per le sue tradizioni e la sua cultura.

Il Giappone è per me fonte di ispirazione continua, di sorprendenti scoperte, di entusiasmanti letture. Vi avevo raccontato che per me, immergersi nella cultura di un popolo significa anche passare attraverso la sua lingua e così ho iniziato a studiare il giapponese. Una sfida che mi sta mettendo a dura prova .

Tralascio di raccontarvi come sta andando, di quanta fatica e di quando difficile sia per me, memorizzare parole e strutture grammaticali completamente diversi dai nostri costrutti ma, ne rimango sempre affascinata, incuriosita e appassionata.

Tanto da decidere di mettere sotto vetro qualcuna delle parole che per me hanno un significato profondo; di sigillare sotto vetro un pezzetto di questa cultura che tanto ammiro.

Devo farvi una piccola premessa. Molti di voi magari già lo sanno, ma per me è stata una scoperta e voglio condividerla qui .

LA scrittura giapponese usa tre tipi di caratteri : kanji, hiragana e katakana.

La parola Kanji letteralmente significa “carattere degli Han ” e precisamente “la scrittura cinese della dinastia Han” che regnò in Cina dal 206 a.C. sino al 220 d.C, periodo simbolo della cultura cinese classica a cui il Giappone si ispirò in molti campi. Intorno al V secolo d.C. i giapponesi adottarono la scrittura cinese e la adeguarono alle loro necessità. ( vi avevo già anticipato qualcosa dei kanji qui )

Hiragana e Katakana hanno invece valore fonetico . L’hiragana è usato per trascrivere il suono di parole di origine giapponese, per i suffissi delle parole stesse e per la coniugazione dei verbi.  Il katakana, invece è utilizzato comunemente per trascrivere le parole di origine non giapponese, per i nomi scientifici di piante e animali, per la trascrizione dei suoni e per dare enfasi ad alcune parole. Visivamente i tre caratteri hanno scritture molto diverse. Inutile dirvi che i Kanji hanno per me un fascino unico e ve lo racconto proprio qui sotto con questo primo kanji sotto vetro .

愛 AI – signifia AMORE

Esiste una leggenda che vuole che sia il destino a determinare l’unione di due persone. E’ “akai ito ( あかい いと)” il filo rosso del destino della tradizione giapponese che lega due persone indissolubilmente e che, prima o poi, le farà incontrare. Questa leggenda vuole che ognuno di noi nasca con un filo rosso annodato al mignolo, l’altro estremo del quale è legato a quello della nostra anima gemella. Per quante traversie si possano incontrare nella vita, prima o poi quella persona verrà a noi, e noi a quella persona.

Io ci credo. E voi?

xoxoxo

#livesimply

#wabisabigirl

#cartaecolore

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2 Comments

  • Micol

    Ci credo anch’io, anche se credo che esistano più fili che ci legano anche ad altre persone, per legami diversi, ma non meno importanti e significativi…❤️

    20 Luglio 2020 at 18:31 Reply
    • Simona Anghileri

      Sono d’accordo con te. Se il filo rosso lega due anime gemelle ( e io vorrei augurare ad ognuno di poter trovare l’altro capo del filo quando prima per poter insieme continuare un viaggio che inevitabilmente diventa magnifico ), sono certa ci siano altri fili o invisibili correnti che legano anime affini. Forse queste però le cerchiamo noi o meglio le troviamo decidendo di circondarci solo di chi condivide con noi emozioni, sensazioni e soprattutto valori in cui crediamo e che ci regalano gioia infinita. Penso davvero che la gioia sia un esercizio giornaliero e se fatto in compagnia diventa puro e vero. un abbraccio amica mia .

      21 Luglio 2020 at 8:34 Reply

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